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	<title>Tecnicamente parlando &#8211; Delnas</title>
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	<title>Tecnicamente parlando &#8211; Delnas</title>
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		<title>Volendo immaginare un concorso per l’Headline dell’anno, il 2019 premierebbe sicuramente “Plastic free” .</title>
		<link>https://www.delnas.it/volendo-immaginare-un-concorso-per-lheadline-dellanno-il-2019-premierebbe-sicuramente-plastic-free/</link>
				<pubDate>Tue, 17 Dec 2019 12:45:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[GestMagazine]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnicamente parlando]]></category>

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				<description><![CDATA[Salveremo veramente il pianeta demonizzando la plastica e bandendola? Potremo veramente liberarci dall’uso della plastica?]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[
<p>Ne sentiamo parlare in ogni luogo, in ogni riunione,
in ogni convegno, persino a scuola in educazione civica. I politici ne fanno oggetto
di campagna elettorale, il Vaticano addirittura aspira a diventare il primo Stato
al mondo “privo di plastica” e gli esempi potrebbero essere ancora molteplici.</p>



<p>È però lecito chiedersi: salveremo veramente il
pianeta demonizzando la plastica e bandendola? E poi…potremo veramente
liberarci dall’uso della plastica? La cura potrebbe rivelarsi peggiore del
male?</p>



<p>Sarebbero ancora tante le domande che potremmo porci,
ma come spesso accade, sembra che l’obiettivo sia quello di prospettare
soluzioni sull’onda di una scia emotiva e demagogica, anziché approfondire
l’argomento cercando di conoscerne e capirne di più.</p>



<p>Ok! Plastic free! Ma poi? Cosa ne faremo di tutta la
plastica già prodotta? Di tutta la plastica già in circolo o presente nelle
discariche o, peggio ancora, che giace accumulata sul letto di un oceano a
formare un’isola artificiale?</p>



<p>E ancora, tutto ciò che adesso è composto da “plastica”…la tastiera da cui sto digitando in questo istante, il mio smartphone, la scocca della mia TV… tra qualche anno potrà essere di qualsiasi materiale, purché non sia plastica. Ok, potrò acquistare questi oggetti in alluminio (se mai esistessero), ma a quel punto mi chiederò:<strong> in questo modo non avremo sfruttato il pianeta e le sue risorse?</strong></p>



<p>Potremmo sentirci rispondere: ma è la plastica monouso
di cui dobbiamo liberarci! GIUSTO! Ma allora perché non pensare anche al resto,
perché non liberarci, ad esempio, anche degli oggetti in alluminio monouso? E i
fazzolettini di carta? E, ancora, i pannolini? E lo stuzzicadenti? E la busta
per lettere? E…? E…? E…?</p>



<p>Quindi direi, vogliamo salvare il pianeta? La risposta
è SI. Ma facciamolo davvero, non con gli slogan.</p>



<p>Quando utilizziamo un oggetto, chiediamoci sempre se
inquina, al di là del tipo di materiale di cui esso è fatto. Interroghiamoci
sul suo fine vita, semmai ce l’abbia. E qual è il suo destino quando non più
utilizzato. Chiediamoci: potrà mai quell’oggetto essere riutilizzato o
riciclato?</p>



<p>Beh, per quanto riguarda la plastica, la risposta alla
domanda “quante volte possiamo riciclarla” è INFINITE VOLTE.</p>



<p>“Plastic si, quella riciclata dagli
oceani” dovrebbe essere non solo lo slogan vincitore del concorso per “L’Headline
dell’anno 2019”, ma dovrebbe essere il miglior PROPOSITO per l’anno 2020.</p>
]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>Cibo made in Italy contraffatto vende più dell’originale.</title>
		<link>https://www.delnas.it/cibo-made-in-italy-contraffatto-vende-piu-delloriginale/</link>
				<pubDate>Fri, 08 Nov 2019 13:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[GestMagazine]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnicamente parlando]]></category>

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				<description><![CDATA[“Stiamo organizzando una lotta alla contraffazione dei prodotti alimentari made in Italy” così si è espressa l’organizzazione italiana dell’agricoltura promettendo un serio impegno.]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[
<p>Un problema che ha sempre afflitto i prodotti del nostro paese è la contraffazione, in particolar modo nel settore alimentare dove, secondo coldiretti, (associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana) i prodotti contraffatti vendono più degli originali con un giro di falsificazione da 60 miliardi di euro l’anno non c’è da stupirsi visto che l’Italia è una delle nazioni con il più ricco e variegato patrimonio agroalimentare che lo rendono un bersaglio per le numerose marche che spacciano i loro prodotti per originali con nomi completamente inventati ed inesistenti come “parmesan” (parmigiano reggiano) che è diventato anche il prodotto più contraffatto in diversi paesi del mondo.</p>



<p>Una cosa interessante che emerge da coldiretti è che queste falsificazioni su prodotti alimentari provengono non da paesi poveri come si potrebbe pensare, ma da paesi ricchi come l’Austria, non fanno eccezione gli Stati uniti, il Canada e l’Australia.</p>



<p>“Stiamo organizzando una lotta alla contraffazione dei prodotti alimentari made in Italy”&nbsp; e cosi che si è espresso l’organizzazione italiana dell’agricoltura promettendo un serio impegno su questa tematica che da anni affligge i nostri prodotti.</p>
]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>Il Tecnologo Alimentare, osserviamolo da vicino.</title>
		<link>https://www.delnas.it/il-tecnologo-alimentare-osserviamolo-piu-da-vicino/</link>
				<pubDate>Fri, 08 Nov 2019 12:39:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[GestMagazine]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnicamente parlando]]></category>

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				<description><![CDATA[Diminuite le opportunità nella grande industria, oggi è una figura professionale insostituibile nella produzione alimentare “intelligente” frutto di tecnologie integrate che stanno cambiando la preparazione dei pasti.]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[
<p>Il tecnologo alimentare svolge una professione appagante, dove ragionamento, competenze tecniche e creatività sviluppano progetti concreti.</p>



<p>Diminuite le opportunità nella grande industria, oggi è una figura professionale insostituibile nella produzione alimentare “intelligente” frutto di tecnologie integrate che stanno cambiando la preparazione dei pasti.</p>



<p>Il&nbsp;tecnologo alimentare&nbsp;(TA) è lo specialista moderno che possiede competenze multidisciplinari per analizzare il sistema complesso della filiera alimentare (produzione, trasformazione, distribuzione, ristorazione, ospitalità) e per gestire la qualità, la sicurezza e la sostenibilità dei processi e dei prodotti dal “campo alla tavola”.</p>



<p>All’interno della nostra struttura la figura del tecnologo è posta al centro poiché risulta essere la risorsa principale per far fronte alle necessità dei nostri clienti.</p>



<p>Il primo semestre dell’anno si è caratterizzato per un significativo aumento di offerte di lavoro per giovani tecnologi alimentari.</p>



<p>Queste figure risultano molto interessanti sia per l’industria alimentare, sia per quella chimica e per la GDO.</p>



<p>E’ per noi motivo di orgoglio, aver anticipato i tempi ed aver individuato l’importanza di questa figura garantendoci i servigi di alcuni dei migliori professionisti del settore sul territorio.</p>



<p>Inoltre bisogna considerare che i tecnologi sono figure che possono essere applicate ai campi più svariati, anche fuori dalla tipica attività di ricerca e sviluppo in laboratorio.</p>



<p>“Per esempio – afferma Sefora Fasano, recruiter di&nbsp;<strong>Future Manager</strong>&nbsp;–&nbsp;all’interno di aziende alimentari o chimiche con business unit dedicate al food, sono sempre più numerosi i tecnologi impegnati. Queste figure sono molto interessanti perché svolgono una funzione di trait d’union tra l’area ricerca e sviluppo, ed il cliente acquirente delle materie prime alimentari”.</p>



<p>Nella selezione del vostro consulente ricordate che l’iscrizione all’albo regionale è obbligatoria per esercitare la professione a titolo pubblico o privato e va intesa come atto consapevole, che permette al TA di svolgere un ruolo di riconosciuta autorità sancita dal governo italiano, a beneficio del pubblico interesse.</p>



<p>Diventa parte del progresso, inizia a crescere, fidati di chi ci tiene a vederti crescere e #StayDelNas</p>



<h5>Fonte: Elaborazione Personale</h5>
]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>Preventive controls qualified individual: la nuova figura per le esportazioni verso gli USA.</title>
		<link>https://www.delnas.it/preventive-controls-qualified-individual-la-nuova-figura-per-le-esportazioni-verso-gli-usa/</link>
				<pubDate>Fri, 08 Nov 2019 12:29:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[GestMagazine]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnicamente parlando]]></category>

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				<description><![CDATA[Il nuovo pacchetto di norme introdotto dalla Food and Drug Administration, prosegue con lo scopo di assicurare che gli alimenti venduti negli Stati Uniti siano sicuri per la salute umana.]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[
<p>Preventive controls qualified individual: questo il nome della nuova figura necessaria per la aziende esportarci di cibi e bevande verso gli Stati Uniti.</p>



<p>Il nuovo pacchetto di norme introdotto dalla Food and Drug Administration, nell’ambito del Food Safety Modernization Act (FSMA), processo di ammodernamento normativo avviato nel 2011, prosegue con lo scopo di assicurare che gli alimenti venduti negli Stati Uniti siano sicuri per la salute umana.</p>



<p>La Foreign Supplier Verification Program (FSVP), l’ultima norma introdotta, obbligherà gli importatori statunitensi ad appurare che i fornitori stranieri compiano adeguate verifiche preventive basate sull’analisi del rischio. Questo nuovo sistema fa ricadere la responsabilità finale del prodotto alimentare importato in capo agli importatori stessi.</p>



<p>In particolare, come richiesto dal Reg. CE 852/2004, il nuovo provvedimento prevede che gli stabilimenti di produzione applichino ed implementino dei piani Hazard Analysis Critical Control Point (Punti critici di controllo dell’analisi dei rischi) presso i propri stabilimenti. Dovrà inoltre essere individuato un Preventive controls qualified individual (PCQI), nuova figura di riferimento, interna o esterna all’azienda, che sia qualificata allo scopo di applicare e implementare i piani HACCP. La figura sarà considerata qualificata se avrà frequentato un corso di formazione specifico o se avrà un curriculum ed una significativa esperienza lavorativa nel settore e nei processi produttivi per alimenti.<br>Ai fini della valutazione del piano HACCP, invece, avrà precedenza l’adeguatezza del piano stesso piuttosto che i titoli di studio e le esperienze maturate dalla figura di riferimento individuata.<br>È maggio 2017 il termine entro il quale tutte le società che commercializzano prodotti alimentari nel mercato statunitense dovranno adeguarsi. Resta invariato l’obbligo per le imprese straniere di registrarsi al portale del FDA per poter esportare.</p>



<p>Va ricordato, inoltre, che i regolamenti dettati del FSMA non vanno applicati a carne e prodotti a base di carne, ovoprodotti e pescegatto. Queste categrie di prodotti sono sotto il controllo di un altro ente governativo americano, l’USDA.<br>I requisiti richiesti dal FSVP, invece, non si applicano agli impianti esportatori di pesce e di prodotti della pesca, né ai succhi di frutta.</p>



<p>Il corpo completo del FSMA, ancora in fase di sviluppo, vede la Commissione Europea e i rappresentanti italiani del settore lavorare a stretto contatto con le autorità statunitensi per delineare un accordo tra tutte le parti coinvolte e per definire quali saranno effettivamente tutti gli oneri che le imprese dovranno rispettare per esportare prodotti alimentari negli Stati Uniti.</p>



<p>FONTI: Ministero della Salute, FDA<br></p>
]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>Agricoltura bio: le nuove regole per i paesi Ue.</title>
		<link>https://www.delnas.it/agricoltura-bio-le-nuove-regole-per-i-paesi-ue/</link>
				<pubDate>Fri, 08 Nov 2019 12:03:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[GestMagazine]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnicamente parlando]]></category>

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				<description><![CDATA[Il nuovo regolamento si applicherà dal gennaio 2021, prevede l’armonizzazione di molte norme di paesi Ue, modifiche su controlli e importazioni di prodotti bio in Europa e introduce novità come la certificazione di gruppo per le piccole aziende.]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[
<p>I paesi Ue hanno approvato l’accordo sul nuovo regolamento per il settore biologico. Si chiude così un iter lungo oltre tre anni. Il compromesso, frutto di un accordo faticosamente raggiunto dalle istituzioni Ue nel giugno scorso doveva avere l’avallo dei ministri dell’agricoltura nel consiglio del 17 e 18 luglio, ma era stato rimandato per la richiesta di chiarimenti da parte di diversi paesi. Il testo passa ora all’Europarlamento per l’ok formale.<br>Il nuovo regolamento si applicherà dal gennaio 2021, prevede l’armonizzazione di molte norme di paesi Ue, modifiche su controlli e importazioni di prodotti bio in Europa e introduce novità come la certificazione di gruppo per le piccole aziende.</p>



<p>Fonte: ANSA</p>
]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>La produzione di acrilammide: come ridurne gli effetti dannosi.</title>
		<link>https://www.delnas.it/la-produzione-di-acrilammide-come-ridurne-gli-effetti-dannosi/</link>
				<pubDate>Fri, 08 Nov 2019 11:57:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[GestMagazine]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnicamente parlando]]></category>

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				<description><![CDATA[ L’allarme sulle conseguenze della produzione di acrilammide nasce in seguito allo studio di alcuni scienziati, secondo cui questa sostanza può causare il cancro nell’uomo.]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[
<p>È prevista per il giorno 11 aprile 2018 l’applicazione del Regolamento (UE) 2017/2158 che istituisce le misure di attenuazione e i livelli di riferimento per la riduzione di acrilammide negli alimenti.</p>



<h2>Di cosa stiamo parlando?</h2>



<p>L’acrilamide è una sostanza chimica che si crea naturalmente negli alimenti in seguito ad una reazione tra amminoacidi e zuccheri. La reazione avviene quando cibi con alto contenuto di amido come patate, verdure e pane, vengono cotti ad alte temperature (oltre 120 ° C) in un processo di frittura, tostatura o cottura. La durata e la temperatura della cottura determinano la quantità di acrilamide prodotta: una cottura lunga e ad elevata temperatura comporta una maggiore produzione di acrilammide rispetto a quanta se ne produce con una cottura breve e a temperature più basse. L’allarme sulle conseguenze della produzione di acrilammide nasce in seguito allo studio di alcuni scienziati, secondo cui questa sostanza può causare il cancro nell’uomo. Occorre quindi adottare delle misure preventive per ridurne la produzione e quindi l’assunzione.</p>



<h2>Linee guida</h2>



<p>A questo scopo la Food Drink Europe ha prodotto delle linee guida, ovvero un Toolbox, per la riduzione dell’acrilammide nei seguenti alimenti:</p>



<ul><li>french fries;</li><li>patatine fritte;</li><li>prodotti di panetteria;</li><li>prodotti da forno fini;</li><li>cereali per la prima colazione;</li><li>alimenti per lattanti e bambini.</li></ul>



<p>Attraverso queste linee guida si invitano i produttori a selezionare tra quelli proposti, quali siano gli strumenti più adatti al proprio prodotto, al metodo di produzione e alle caratteristiche qualitative del prodotto per ridurre la produzione di acrilammide.</p>



<h2>Accortezze da adottare a casa</h2>



<p>Anche la FSA (Food Standards Agency) ha lavorato per capire di più sull’acrilammide, per ridurre il rischio che presenta e per fornire consulenza all’industria e ai consumatori. Lo ha fatto pubblicando dati annuali sul monitoraggio dell’acrilammide in una gamma di prodotti al dettaglio ma anche incoraggiando i progetti guidati dall’industria alimentare, volti a sviluppare nuove varietà di colture come grano e patate che &nbsp;una volta cotte, formino meno acrilammide. Sul portale web del FSA appare un articolo che elenca alcuni semplici accortezze da adottare per ridurre l’assunzione di acrilammide attraverso il consumo di prodotti alimentari a casa. Primo consiglio: il colore degli alimenti fritti, arrostiti o tostati, deve essere dorato. Secondo consiglio: controllare le istruzioni di cottura sulla confezione. Ciò garantisce che non si cucinino cibi ricchi di amidi per troppo tempo o a temperature troppo elevate. Terzo consiglio: non conservare le patate crude in frigo se si intende cucinarle a temperature elevate (ad esempio arrostire o friggere). Conservare le patate crude nel frigorifero può portare alla formazione di più zuccheri liberi nelle patate (un processo a volte indicato come “dolcificante freddo”) e può aumentare i livelli complessivi di acrilammide, specialmente se le patate vengono poi fritte, arrostite o cotte.</p>



<p>Ultimo suggerimento: seguite sempre una dieta bilanciata, con il giusto apporto di carboidrati e amminoacidi, per una vita sana e per ridurre il rischio di malattie.</p>
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